Indirizzo
Piazza della Pilotta, 5
43100 Parma (PR)
Telefono
(+39) 0521.233718
E-mail
pm-ero.muarcheologico-pr [nospambot] beniculturali.it
Web
http://www.archeobologna.beniculturali.it/parma/

Caratteristiche e servizi

OK per bambini/ragazzi di 7 - 15 anni di età
Handy friendly

Fondato nel 1760 nella capitale del Ducato da don Filippo di Borbone, in concomitanza con l'avvio dell'esplorazione del municipio romano di Veleia, nel 1760, primo e a lungo isolato esempio nell'Italia settentrionale di istituzione legata a un'impresa archeologica, il Ducale Museo d'antichità, oggi Museo Archeologico Nazionale, di Parma, occupa, a partire dalla prima metà dell'Ottocento, l'ala sud-occidentale del Palazzo della Pilotta, l'imponente complesso dei servizi di corte formatosi per successive addizioni attorno al "Corridore" progettato verso il 1580 da Giovanni Boscoli da Montepulciano per il duca Ottavio Farnese. Ospitato all'origine entro un modesto fabbricato addossato alla Pilotta, già sede delle raccolte numismatiche farnesiane, il Museo ha accolto dapprima, oltre ai frammenti della Tabula Alimentaria traianea -un'iscrizione su bronzo scoperta fortuitamente a Veleia nel 1748- e a un altro bronzo iscritto veleiate -una tavola della lex de Gallia Cisalpina-, bronzi figurati, suppellettile e monete provenienti dallo scavo, mentre le sculture veleiati - le dodici statue marmoree del ciclo giulio-claudio dalla basilica- e le relative iscrizioni venivano destinate alla Galleria da poco costituita presso l'accademia.

Ma è stato sin dalla fondazione punto di riferimento per le ricerche archeologiche nel Ducato. E con l'acquisizione, sul finire del Settecento, dei materiali dall'esplorazione promossa da una Società di Nobili Parmigiani nel sito dell'antica Luceria, presso Ciano d'Enza, ha assunto precocemente il ruolo di museo comprensoriale. Spogliato nel 1803 dall'Amministrazione francese dei pezzi più prestigiosi a favore di Parigi, ne torna in possesso dopo il Congresso di Vienna. Ha accolto nel frattempo sculture dal Palatino, già nelle collezioni farnesiane; altre sculture provenienti da Roma, in precedenza tra le antichità dei Gonzaga di Guastalla. Vi si costituisce sin dagli ultimi decenni del Settecento, incrementato con acquisti il nucleo di provenienza veleiate, il Medagliere. Ma è soprattutto la duchessa Maria Luigia che, dopo avergli assegnato una nuova sede, lo arricchisce con l'acquisto di collezioni numismatiche, di ceramica greca, italiota, etrusca e di oggetti egizi.

Sotto il governo dì Maria Luigia (1815-1847), il processo di rinnovamento edilizio è, inoltre, occasione per la scoperta a Parma del teatro romano, dell'anfiteatro, di ampi brani del tessuto urbano antico, cui si accompagna un ulteriore aumento delle collezioni. Nel 1866 sono finalmente cedute dall'Accademia le statue dalla basilica di Veleia. All'indomani dell'unificazione nazionale, grazie soprattutto alle ricerche di Luigi Pigorini e Pellegrino Strobel, vi si costituisce, infine, una delle più notevoli raccolte preistoriche dell'Italia settentrionale.

L'allestimento attuale del Museo risale al 1965. Nell'ala che sostituirà l'edificio della Cavallerizza, distrutto nell'ultimo conflitto mondiale, è in progetto la realizzazione di laboratori tecnici e didattici e di nuovi spazi espositivi.
Al primo piano, oltre ai materiali veleiati e alle collezioni acquistate nell'Ottocento, sono esposti i marmi dalla raccolta Gonzaga e da quella dei Farnese. Si segnalano tra questi ultimi la testa di Zeus proveniente, come i colossi in basanite esposti in Pinacoteca, dagli scavi di Francesco Farnese sul Palatino, nonché una splendida replica dell'Eros di Prassitele.

Notevoli tra i pezzi della collezione egizia il rilievo del dignitario Amenemone (epoca di Amenophis III, 1405-1370 a.C.); tra i vasi greci, una kylix di Oltos (520-510 a.C.)

Oltre alla celebre Tabula alimentare traianea, ricomposta da numerosi frammenti, tuttora la più grande iscrizione su bronzo giunta a noi del mondo romano, che elenca, con intenti pubblicitari, i nominativi di proprietari fondiari del Veleiate e di territori confinanti che sostengono finanziariamente la politica umanitaria imperiale, sono esposti nella sezione dedicata a Veleia una tavola della lex de Gallia Cisalpina, sulle competenze giudiziarie dei magistrati operanti nella provincia, le dodici statue del ciclo giulio-claudio, iscrizioni, suppellettile bronzea e bronzi figurati, tra cui un ritratto di giovane donna, forse la Baebia Basilla di un'iscrizione, uno dei migliori esempi dell'espressione figurativa italica all'inizio dell'età augustea.

Al pianoterra sono situate la sezione pre e protostorica, con i materiali provenienti dagli insediamenti dell'età del bronzo (terramare) del Parmense e il complesso funerario della seconda età del ferro da Fraore; quella dedicata a Parma e al suo territorio in età romana, con le sculture dal foro e dal teatro, i marmi architettonici, le iscrizioni e i monumenti funerari, i bronzi, i mosaici e le oreficerie tardoantiche dal ripostiglio scoperto nel gettar le fondamenta del Teatro Regio. Accanto a queste ultime trovano posto gli ori longobardi dalla sepoltura principessa di borgo della Posta.

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